

La collezione di preparati anatomici di Giovan Battista Rini (1795-1856) è una notevole testimonianza delle sperimentazioni sulla tecnica della pietrificazione, tesa a conferire una consistenza lapidea a corpi, singoli organi o parti anatomiche attraverso l’impregnazione con minerali.
L’attività di anatomista di Rini a Salò (che dal 1849 si accompagnò all’insegnamento universitario presso l’ospedale cittadino) mette in luce da un lato l’affermarsi anche nella città gardesana di una cultura scientifica laica e la condivisione di aggiornati metodi di studio e documentazione medica, e dall’altro il difficile clima politico e culturale del Regno Lombardo-Veneto, dove – dopo i moti del 1848 – l’Austria aveva chiuso licei e università, autorizzando solo l’insegnamento privato.
La riscoperta e valorizzazione dei gabinetti anatomici costituisce un capitolo significativo della museologia e della storia della scienza che in questi anni ha portato al recupero di alcuni importanti nuclei comprendenti cere e preparati (Lodi, Napoli, Bologna, Siena).
La collezione di 18 preparati anatomici qui conservata è quanto resta dei 39 destinati all’ospedale di Salò da Rini nel testamento del 1856 in assenza di eredi che perseguissero gli studi medici; fu il nipote Pietro Rini a perfezionare il legato nel 1909 accompagnandolo con della documentazione fotografica. Lo studio, il restauro e l’esposizione al pubblico restituiscono al patrimonio culturale della comunità un importante episodio delle ricerche scientifiche in Italia alle soglie del positivismo.




